Gustavo Selva resta al Senato. Il parlamentare di Alleanza Nazionale con un vibrante discorso ieri ha comunicato all’aula di Palazzo Madama di aver ritirato le dimissioni presentate poco più di un mese fa, dopo essere stato criticato per aver finto un malore per raggiungere in ambulanza lo studio televisivo della 7, dove doveva partecipare a una trasmissione dedicata alla visita di Bush a Roma.

«Un voto in meno del centrodestra al Senato è un giorno in più per il governo Prodi. Questo travolge ogni ragionamento che mi spingerebbe alle dimissioni», ha spiegato con logica ineccepibile ai colleghi senatori. Sarebbe dunque ingiusto equipararlo a uno dei tanti politici con la sedia costantemente incollata alla poltrona, con ogni mezzo necessario. La sua in realtà è una decisione presa nel nome dell’altruismo: «Me lo hanno chiesto molti cittadini – ha assicurato – e non voglio gravare di questa responsabilità l’assemblea del Senato».

Il Senato, in effetti, ha tirato un sospiro di sollievo. E anche alla Camera c’è chi ha esultato. Il siluramento di Selva per abuso televisivo di ambulanza, infatti, avrebbe reso praticamente impossibile un voto favorevole alla permanenza a Montecitorio di Cesare Previti, pluripregiudicato per corruzione giudiziaria. Viceversa, dopo il dietrofront di Radio Belva, soprannome che non rende giustizia al filantropo di An, “Salvate il soldato Previti” potrebbe ancora andare in onda prossimamente sui nostri schermi.

Nel frattempo si è aperta la caccia ai molti cittadini che avrebbero implorato Selva di non abbandonare il Parlamento. Secondo alcune indiscrezioni considerate attendibili sarebbero più di novecento e vivrebbero tutti dalle parti di Castiglion Fibocchi, in provincia di Arezzo. A loro l’augurio di sentirsi rispondere – quando chiameranno il 118 per un malaugurato infarto – che l’unica ambulanza disponibile se l’è presa il senatore per arrivare puntuale al processo di Biscardi.