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L’apparenza inganna. Questo il succo del chilometrico feuilleton che in settimana il Foglio ha gentilmente dedicato a Cremona. Anzi, a Cremonistan. Perché l’autrice dell’articolo, Cristina Giudici, non ha dubbi: i cremonesi, ammalati di buonismo, non si sono accorti di essere abbindolati dai fedeli dell’Islam che hanno scelto di accasarsi all’ombra del Torrazzo, in attesa dell’occasione buona per farlo saltare in aria con una carica di tritolo.

La tesi è al tempo stesso affascinante e agghiacciante, e non priva di qualche fondamento, se si pensa che lo stesso direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, per anni è riuscito a far credere di essere prima un comunista e poi un polemista, mentre in realtà era sul libro paga della Cia. L’apparenza inganna, appunto. E siamo grati alla Giudici di avercelo ricordato. In una pagina fitta fitta di parole, però, la giornalista del Foglio non riesce a dire molto di più. Per esempio che cosa possiamo fare noi cremonesi imbelli per smascherare il doppio gioco degli islamici dalla lingua biforcuta, che condannano pubblicamente gli attentati di Londra e Sharm èl-Sheik ma in realtà, in cuor loro, non vedono l’ora di tirarci il collo.

Dovremmo chiuderli tutti in campi di concentramento, come fecero gli americani con i cittadini giapponesi che vivevano sul loro territorio durante la seconda guerra mondiale? Dovremmo farli inginocchiare sui ceci e obbligarli a sorbirsi tutta la serie di Vacanze di Natale, a dimostrazione della superiorità della civiltà occidentale? Oppure costringerli a rivelare ogni giorno il nome di un terrorista che si annida tra loro, a costo di inventarselo, per offrire a Calderoli & C. un capro espiatorio quotidiano?

Gli inglesi, cui in genere l’intraprendenza non difetta, dopo gli attentati del 7 luglio non hanno saputo fare altro che prendere in prestito dalle forze speciali israeliane la cosiddetta tattica “shoot to kill to protect” (sparare per uccidere al fine di proteggere), usata in passato per prevenire attacchi suicidi da parte dei terroristi palestinesi. Per sapere come è andata a finire chiedere a Jean Charles de Menezes, il giovane elettricista brasiliano freddato la scorsa settimana dalla polizia alla stazione della metropolitana di Stockwell. Con tante scuse postume, of course.

Subito dopo l’11 settembre 2001, il mondo sembrava aver capito che una delle questioni da risolvere una volta per tutte, per sconfiggere il terrorismo di matrice islamica, era proprio quella palestinese. Dovevamo esportare la pace in Medio Oriente e invece, quattro anni dopo, ci ritroviamo a importare da Israele i metodi per tentare di difenderci dai kamikaze. Un bel casino, insomma, con un’unica certezza: non saranno lo 007 Ferrara o la sua logorroica collaboratrice a indicarci la strada giusta per uscirne.

Editoriale pubblicato il 30 luglio 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona

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