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Al termine di una settimana caratterizzata da un profluvio di commenti più o meno arguti sul lancio del treppiede, di questo passo destinato a essere assurto a nuovo sport olimpico, abbiamo scelto di non unirci al coro, concentrando piuttosto la nostra attenzione sulla visita imminente a Cremona del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, a pochi mesi dalle elezioni che sembrano destinate a confermarlo alla guida del Pirellone.

Sulla campagna elettorale di “Governator” incombe, però, la nube dello scandalo “Oil for food”. O almeno dovrebbe, se i mass media italiani avessero dedicato a questa vicenda lo stesso spazio toccato al treppiede e, nel recente passato, ai vari ranocchi, cicogne e mortadelle del “Conte” Igor Marini.

In estrema sintesi, il nome di Formigoni compare in un rapporto ufficiale americano tra i beneficiari di assegnazioni petrolifere concesse dal deposto regime di Saddam Hussein nell’ambito del programma “Oil for food”, varato dall’Onu per addolcire l’embargo all’Iraq voluto dagli Usa dopo la prima guerra del Golfo del 1991.

L’accusa, come spieghiamo più dettagliatamente nelle pagine dedicate alla visita del presidente della Lombardia a Cremona, è grave e circostanziata, ma Formigoni, che un mese fa è stato insignito di una laurea honoris causa in scienze della comunicazione, sull’argomento si è rivelato assai poco comunicativo.

Da un anno a questa parte, infatti, dribbla sistematicamente la questione e si rifiuta di fornire qualsiasi spiegazione in merito, limitandosi a bollare il tutto come “spazzatura”. Sarà anche come dice lei, caro presidente, ma i lombardi, prima di rivotarla, hanno diritto a una risposta più esauriente. E lei ha il dovere di darla.

Editoriale pubblicato l’8 gennaio 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona

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